BMW 120d, il diesel che non vorremmo perdere
Al volante della compatta bavarese, il quattro cilindri a gasolio conferma efficienza, piacere di guida e grande versatilità. Ma il futuro di questa motorizzazione appare sempre più incerto, mentre i prezzi alla pompa continuano a salire, complici anche le tensioni internazionali.

C'è ancora spazio per il diesel? A giudicare da come si comporta la BMW 120d, la risposta è decisamente sì. Eppure, il destino dei motori a gasolio sembra ormai segnato, almeno nelle strategie a lungo termine di molti costruttori. Dopo l'uscita di scena del diesel dalla nuova generazione della Serie 3, è lecito immaginare che anche la futura Serie 1 possa seguire la stessa strada. Una prospettiva che, soprattutto per il mercato italiano, rischia di lasciare un vuoto difficile da colmare.
Perché la 120d è una di quelle automobili che continuano ad avere perfettamente senso nell'utilizzo quotidiano, specialmente per chi percorre molti chilometri. E il nostro test drive lo conferma.

Un quattro cilindri che convince
Sotto il cofano troviamo il conosciuto quattro cilindri turbodiesel di 2,0 litri, capace di sviluppare 163 CV, affiancato dalla tecnologia mild hybrid a 48 volt. La coppia di 400 Nm è il vero punto di forza: disponibile con generosità, permette di muoversi con disinvoltura in qualsiasi situazione, dalle ripartenze cittadine ai sorpassi autostradali.
Il cambio automatico a doppia frizione e sette rapporti lavora con fluidità, contribuendo a rendere la guida piacevole e rilassata. Lo scatto da 0 a 100 km/h richiede 7,9 secondi, ma più dei numeri convince la facilità con cui la vettura riprende velocità senza chiedere troppo all'acceleratore.
Su strada emerge il carattere tipicamente BMW. Lo sterzo è preciso, l'assetto trasmette sicurezza e tra le curve la Serie 1 dimostra un'agilità apprezzabile. La trazione anteriore non restituisce le sensazioni delle vecchie generazioni a trazione posteriore, ma l'equilibrio complessivo resta convincente. Anche nei trasferimenti più lunghi il comfort è buono, con un abitacolo ben isolato e una posizione di guida corretta.

Il vero vantaggio è nei consumi
Dove la 120d continua a giocare una partita importante è alla voce efficienza. Con una guida regolare, percorrenze nell'ordine dei 20 km/l sono realistiche, soprattutto nei tragitti extraurbani. Un risultato che rende questa compatta particolarmente interessante per professionisti, pendolari e automobilisti che macinano migliaia di chilometri ogni anno.
Ed è proprio qui che emerge il paradosso del diesel. Da una parte abbiamo motori moderni, efficienti e capaci di garantire autonomie elevate; dall'altra, un mercato che si sta orientando sempre più verso elettrificazione e benzina, riducendo progressivamente le possibilità di scelta.
In Italia il gasolio conserva una clientela fedele, nonostante il progressivo ridimensionamento dell'offerta. La Serie 1 diesel, in particolare, continua a rappresentare una soluzione apprezzata da chi cerca un'automobile premium senza rinunciare alla razionalità dei costi di esercizio.
Il gasolio sale, ma non perde la sua ragione d'essere
A complicare il quadro c'è il prezzo del carburante. Gli aumenti del gasolio, spesso difficili da digerire per gli automobilisti, sono influenzati anche dall'instabilità geopolitica. Le tensioni tra Iran e Stati Uniti, insieme ai conflitti che interessano aree strategiche per l'approvvigionamento energetico, alimentano l'incertezza sui mercati petroliferi e possono riflettersi sui prezzi alla pompa.
Naturalmente non tutto dipende dalla politica internazionale: pesano anche raffinazione, distribuzione, fiscalità e dinamiche della domanda. Resta però la sensazione che il diesel sia sempre più penalizzato, anche quando continua a offrire vantaggi concreti in termini di percorrenza.
Un addio che lascerebbe il segno
La BMW 120d dimostra che il gasolio non è necessariamente una tecnologia superata. È una motorizzazione matura, capace di combinare prestazioni brillanti, consumi contenuti e un'autonomia che molte alternative faticano ancora a eguagliare.
Se davvero la prossima Serie 1 dovesse rinunciarvi, sarebbe un peccato. Non soltanto per gli appassionati, ma soprattutto per quella parte di automobilisti italiani che continua a scegliere il diesel per esigenze concrete. Perché la transizione energetica procede, ma non sempre le esigenze di chi guida cambiano alla stessa velocità.





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