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Alpine A310 Vision | il ritorno di un’icona in chiave retro-futuristica

1 ora fa
Tempo di lettura: 3 min

Al Salone di Parigi debutta una concept-car che reinterpreta la sportiva francese degli anni Settanta. Linee affilate, proporzioni estreme e nuove soluzioni aerodinamiche raccontano la libertà progettuale offerta dalla piattaforma APP.

Alpine A310 torna protagonista sulla scena automobilistica internazionale, questa volta attraverso un esercizio di stile che guarda al futuro senza rinunciare alla propria identità. Si chiama A310 Vision ed è la concept-car con cui la Casa di Dieppe celebra due anniversari importanti: i 55 anni della versione a quattro cilindri, presentata nel 1971, e i 50 anni della successiva V6. Il risultato è una sportiva dalle proporzioni estreme, nella quale i riferimenti al passato si fondono con soluzioni stilistiche decisamente contemporanee.

Presentata al Salone dell'Auto di Parigi, la A310 Vision nasce da un lavoro di ricerca condotto direttamente attorno a un esemplare originale, collocato al centro dello studio di design Alpine. Una scelta che ha permesso ai progettisti di analizzare dal vivo superfici, volumi e proporzioni di una vettura che, all'epoca del debutto, aveva raccolto la difficile eredità della leggendaria Berlinette A110.

L'obiettivo, tuttavia, non era realizzare una replica modernizzata. I designer hanno cercato piuttosto di recuperare quella particolare combinazione di essenzialità e aggressività che aveva reso inconfondibile la A310, traducendola in un linguaggio capace di esprimere una nuova idea di sportività.

Proporzioni estreme e aerodinamica protagonista - Bastano le dimensioni per comprendere quanto sia radicale l'impostazione della A310 Vision. La carrozzeria misura 4,55 metri in lunghezza, raggiunge una larghezza massima posteriore di 2,03 metri e si sviluppa per appena 1,18 metri in altezza. Il passo di 2,45 metri contribuisce a definire una silhouette compatta nella zona centrale, enfatizzata dai passaruota posteriori particolarmente pronunciati.

La carrozzeria in alluminio dialoga con una sezione inferiore nera, caratterizzata da superfici organiche ispirate alla Formula 1. Sopra, una cupola semitrasparente alleggerisce visivamente l'insieme, mentre i cerchi dal disegno triangolare richiamano la caratteristica firma a forma di A del marchio francese.

Il frontale conserva l'impostazione bassa e affilata dell'antenata, ma introduce gruppi ottici integrati nella curvatura della carrozzeria. Grazie alla soluzione denominata pop down, la firma luminosa emerge visivamente soltanto all'accensione. Sul cofano trova spazio una presa d'aria S-duct, elemento che rafforza il legame con l'aerodinamica delle competizioni.

Altrettanto elaborata la zona posteriore, dove un alettone sdoppiato sfrutta giochi di trasparenza ispirati al ghiaccio e alle montagne. I gruppi ottici a lama partecipano invece alla gestione della deportanza, confermando la volontà di integrare funzione aerodinamica e ricerca estetica.

La piattaforma APP libera la creatività - Alla base di questa interpretazione stilistica si trova la nuova piattaforma APP, un'architettura che Alpine considera fondamentale per esplorare configurazioni e proporzioni differenti rispetto agli schemi tradizionali delle sportive.

La A310 Vision ne sfrutta le possibilità soprattutto sul piano formale, sperimentando nuovi rapporti tra carrozzeria, abitacolo e componenti aerodinamiche. Anche la lama centrale denominata Y zero, che accompagna visivamente lo sguardo verso la coda, contribuisce a dare continuità all'intero progetto.

L'abitacolo rimane volutamente in secondo piano, ma attraverso la cupola traslucida si distinguono sedili dalle forme avvolgenti, accostamenti cromatici vivaci e comandi fisici ispirati alle apparecchiature Hi-Fi. Un ambiente che preferisce la personalità espressiva alla consueta proliferazione di schermi.

Alpine precisa che la A310 Vision non anticipa direttamente un modello destinato alla produzione. È piuttosto un laboratorio di idee, nel quale convivono la pulizia formale della prima A310 a quattro cilindri e la presenza muscolosa della V6. Un progetto che dimostra come il patrimonio stilistico di Dieppe possa diventare materia di sperimentazione, anziché un semplice repertorio di citazioni nostalgiche.


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