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BMW Serie 3, comincia una nuova era | elettrica o benzina, addio al diesel

6 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

L’ottava generazione cambia profondamente: la i3 elettrica nascerà a Monaco, mentre a Dingolfing saranno prodotte le versioni termiche e plug-in hybrid. BMW investe due miliardi di euro negli stabilimenti tedeschi e nelle batterie. Nel 2027 è attesa anche la nuova Touring.

La BMW Serie 3 si prepara a uno dei passaggi più importanti della sua storia. E questa volta non si tratta semplicemente dell’arrivo di una nuova generazione, l’ottava, ma di un vero cambio di paradigma. La berlina che da oltre mezzo secolo rappresenta uno dei pilastri della Casa di Monaco entrerà infatti nell’era della Neue Klasse, sdoppiandosi fra la nuova i3 elettrica e le versioni con motore a combustione e ibride plug-in. Con una scelta destinata a fare rumore soprattutto in Europa: il diesel non farà più parte dell’offerta.

Una svolta significativa per un modello che proprio con le motorizzazioni a gasolio ha costruito una parte consistente della propria fortuna commerciale negli ultimi decenni. Dalle 320d alle più potenti sei cilindri, la Serie 3 diesel è stata a lungo una delle berline da viaggio di riferimento, capace di mettere insieme prestazioni, consumi contenuti e percorrenze elevate. Con la prossima generazione questa pagina si chiude: la gamma si concentrerà sull’elettrico, sulla benzina e sull’ibrido plug-in.

Due Serie 3, due fabbriche

La trasformazione si legge già nell’organizzazione produttiva scelta dalla BMW. La futura i3, da non confondere con la piccola elettrica prodotta tra il 2013 e il 2022, nascerà nello storico stabilimento di Monaco, profondamente trasformato per diventare un impianto dedicato esclusivamente alle auto elettriche. Le Serie 3 con motore termico e le plug-in hybrid saranno invece costruite a Dingolfing.

È una separazione che racconta bene la strategia della Casa. Da una parte la Neue Klasse e un’architettura concepita attorno alla propulsione elettrica; dall’altra motorizzazioni tradizionali elettrificate, destinate a rimanere in gamma per accompagnare una transizione che procede a velocità molto diverse a seconda dei mercati.

Per preparare i due stabilimenti la BMW ha messo sul tavolo cifre importanti. Circa un miliardo di euro è stato destinato all’evoluzione degli impianti di Monaco e Dingolfing, mentre un altro miliardo è confluito nel nuovo polo di Irlbach-Straßkirchen, in Bassa Baviera, dove saranno assemblate le batterie di sesta generazione destinate ai modelli della Neue Klasse. Nel complesso, dunque, l’investimento industriale raggiunge circa due miliardi di euro.

L’elettrica nasce a Monaco

La i3 sarà uno dei modelli simbolo della trasformazione dello stabilimento principale della BMW. La fabbrica di Monaco, attiva da oltre un secolo, è stata infatti sottoposta a un vasto programma di ammodernamento e diventerà un sito “electric only”. Qui la nuova berlina elettrica verrà assemblata utilizzando le batterie di sesta generazione provenienti dal nuovo impianto bavarese di Irlbach-Straßkirchen.

Proprio gli accumulatori rappresentano uno dei tasselli fondamentali della Neue Klasse. La scelta della BMW è quella di avvicinare la produzione delle batterie agli stabilimenti automobilistici, riducendo distanze logistiche e integrando maggiormente nella propria struttura industriale una delle componenti più strategiche dell’auto elettrica.

Da ottobre il nuovo sito inizierà a rifornire Monaco con i sistemi batteria destinati alla i3. Un passaggio che permette alla Casa di controllare più da vicino una parte essenziale della catena produttiva e,

nello stesso tempo, di concentrare in Baviera una quota importante delle tecnologie legate alla nuova generazione di elettriche.

A Dingolfing resta il motore a combustione

Se Monaco guarda esclusivamente all’elettrico, Dingolfing avrà un compito diverso. Lo stabilimento produrrà la nuova Serie 3 nelle configurazioni con motore a combustione e in quelle plug-in hybrid. Per accogliere il modello è stata predisposta una nuova linea nella carrozzeria, mentre verniciatura e assemblaggio finale sfrutteranno la flessibilità delle linee esistenti, sulle quali vengono già realizzate altre BMW.

La coesistenza di due famiglie tecniche sotto lo stesso nome rappresenta una soluzione pragmatica. La Casa può così spingere sull’elettrico nei mercati dove la domanda e le infrastrutture lo consentono, senza rinunciare immediatamente al motore a combustione dove questo continua a rappresentare una quota rilevante delle vendite.

Ciò che cambia rispetto al passato è, ancora una volta, il ruolo del diesel. La nuova Serie 3 non sarà più proposta con motorizzazioni a gasolio, segnando una cesura particolarmente netta con le generazioni precedenti. Per il cliente che non vuole passare all’elettrico resteranno quindi le alternative a benzina e quelle ibride ricaricabili.

Nel 2027 arriva anche la Touring

La berlina, naturalmente, non rimarrà sola. Nel corso del 2027 è attesa anche la nuova Serie 3 Touring, carrozzeria particolarmente importante per il mercato europeo e ormai parte integrante dell’identità del modello.

La station wagon dovrà riproporre la formula che ha reso popolari le precedenti generazioni: dimensioni ancora gestibili, impostazione dinamica e maggiore versatilità rispetto alla tre volumi. Anche per la Touring il quadro tecnico si inserirà nella nuova strategia della famiglia Serie 3, in un periodo nel quale BMW estenderà progressivamente le soluzioni sviluppate per la Neue Klasse a una parte sempre più ampia della gamma.

Entro la fine del 2027, infatti, il costruttore prevede di aver portato sul mercato circa 40 modelli nuovi o aggiornati dotati di tecnologie derivate dalla Neue Klasse. La Serie 3 sarà quindi uno dei passaggi chiave di un programma ben più ampio, destinato a modificare rapidamente l’offerta della Casa.

Cinquant’anni e 18 milioni di esemplari

La prudenza con cui BMW affronta il ricambio generazionale è comprensibile guardando ai numeri. Dal 1975, anno del debutto della prima Serie 3, ne sono stati costruiti circa 18 milioni di esemplari. Di questi, 15 milioni sono usciti da fabbriche tedesche. Numeri che ne fanno, secondo la Casa, il modello premium di segmento medio di maggior successo al mondo.

Monaco ha prodotto la Serie 3 senza interruzioni fin dalla prima generazione. Dingolfing, invece, ha partecipato alla sua storia produttiva a più riprese dal 1980. Con l’ottava generazione i due stabilimenti seguiranno per la prima volta strade tecniche nettamente differenziate, pur lavorando attorno alla stessa famiglia di prodotto.

La portata dell’operazione emerge anche dalla rete dei fornitori. Durante la salita a regime della produzione saranno coinvolti circa 760 siti che forniranno componenti e materiali agli stabilimenti di Monaco e Dingolfing. Oltre il 70% si trova in Europa e più del 30% in Germania.

Una Serie 3 sempre più globale

La produzione non sarà comunque limitata alla Germania. Seguendo il principio “local for local”, BMW prevede di applicare gli stessi standard industriali anche agli altri poli internazionali coinvolti. Il programma comprende lo stabilimento messicano di San Luis Potosí, mentre a Shenyang verrà realizzata una variante della Serie 3 adattata alle esigenze del mercato cinese.

La Germania resta però il centro di gravità del sistema produttivo del gruppo. Gli stabilimenti tedeschi costruiscono complessivamente più di un milione di automobili l’anno e circa il 55% dei dipendenti della BMW lavora nel Paese. Da qui la scelta di accompagnare il debutto della nuova Serie 3 con investimenti che non riguardano soltanto il prodotto, ma l’intera filiera, dalle carrozzerie alle batterie.

È probabilmente questo l’aspetto più interessante della prossima generazione. Per oltre cinquant’anni la Serie 3 si è evoluta mantenendo relativamente stabile la propria ricetta: motore anteriore, trazione posteriore come riferimento tecnico, dimensioni da berlina media e una particolare attenzione alla dinamica di guida. Ora quella continuità deve fare i conti con una trasformazione molto più profonda.

Da un lato ci sarà la i3, espressione della nuova piattaforma elettrica e della tecnologia Neue Klasse; dall’altro una Serie 3 che continuerà a offrire motori a combustione e soluzioni plug-in. In mezzo, però, scompare uno degli elementi che più hanno caratterizzato la storia recente del modello: il diesel.

Non è un dettaglio, soprattutto per chi ha sempre visto nella Serie 3 una macchina capace di macinare chilometri con consumi ridotti senza rinunciare al piacere di guida. È il segnale di come anche uno dei modelli più tradizionali della BMW stia cambiando pelle.

E quando nel 2027 alla berlina si affiancherà la Touring, il quadro della nuova famiglia sarà ancora più completo. Per la Serie 3 comincerà così un capitolo diverso dai precedenti: non più un’unica strada tecnica declinata attraverso molte motorizzazioni, ma più percorsi paralleli, dall’elettrico puro alla benzina elettrificata. Tutti sotto un nome che, dopo 18 milioni di esemplari e mezzo secolo di storia, resta troppo importante perché BMW possa permettersi di sbagliare

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