Kia PV5, il ritorno nei commerciali passa dall’elettrico
- Veronica Lucrezia Poblete

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A Transpotec Logitec 2026 il marchio coreano ritorna nel mondo dei veicoli commeciali con il nuovo PV5: modulare, tecnologico e già premiato Van of the Year 2026. Obiettivo? Superare le 230 mila unità entro il 2030.

C’è un dettaglio che colpisce appena entrati nei padiglioni di Transpotec Logitec 2026: Kia non è arrivata con l’atteggiamento di chi vuole semplicemente “entrare” nel mercato dei veicoli commerciali. Si è presentata come un costruttore che ha già in mente il prossimo decennio. E la differenza si percepisce subito.
Dopo anni in cui il marchio coreano era rimasto lontano dal mondo dei commerciali leggeri, il ritorno ha un sapore particolare. Anche perché in Italia il nome Kia, per molti artigiani e piccoli operatori, richiama ancora mezzi come K2500 e Pregio: veicoli essenziali, robusti, spesso sopravvissuti a chilometraggi e maltrattamenti che avrebbero piegato concorrenti più blasonati. Non è un caso che ancora oggi ne circolino circa 5.000 sulle nostre strade.

A Milano, però, il passato serve soltanto come trampolino. Il futuro si chiama Kia PV5.
Dal vivo il nuovo commerciale elettrico coreano dà immediatamente l’idea di essere stato progettato con un approccio diverso rispetto ai classici furgoni derivati da piattaforme adattate. Qui tutto ruota intorno al concetto PBV, “Platform Beyond Vehicle”, che in pratica significa pensare il mezzo come una base modulare capace di trasformarsi in funzione del lavoro che deve svolgere.
E infatti allo stand Kia c’era praticamente ogni interpretazione possibile del PV5: Cargo, Passenger, Chassis Cab e una serie di conversioni che fanno capire quanto il progetto sia stato concepito per essere flessibile. Interessanti, in questo senso, le collaborazioni con Focaccia Group e Scattolini S.p.a.. I primi hanno sviluppato varianti dedicate al trasporto accessibile e alla logistica alimentare HACCP, mentre Scattolini ha lavorato su allestimenti più tradizionali ma fondamentali per il mercato italiano: cassone fisso, ribaltabile e box.

Quello che sorprende è che, nonostante la vocazione professionale, il PV5 non trasmette la sensazione del “mezzo da lavoro” spartano. L’abitacolo è luminoso, razionale e molto vicino all’esperienza automobilistica che Kia ha costruito negli ultimi anni sulle sue vetture elettriche. Anche la tecnologia è di livello alto per il segmento: sistemi ADAS completi, interfacce moderne e soluzioni intelligenti come la funzione V2L, che permette di alimentare strumenti o dispositivi esterni direttamente dalla batteria del veicolo.
Pratico anche nell’uso quotidiano. La capacità di carico arriva a 4,4 metri cubi, mentre il vano bagagli nelle versioni dedicate al trasporto persone può raggiungere i 1.330 litri. Interessante pure la scelta della presa di ricarica centrale, che nella realtà di tutti i giorni semplifica parecchio le operazioni in spazi stretti o nelle flotte condivise.

Ma il dato forse più significativo non è tecnico: è strategico. Kia non parla del PV5 come di un esperimento. Lo considera il primo tassello di una famiglia completa che comprenderà anche PV7 nel 2027 e PV9 nel 2029. L’obiettivo dichiarato è molto ambizioso: superare quota 230 mila veicoli commerciali leggeri entro il 2030.
E guardando i numeri iniziali, l’ottimismo non sembra campato in aria. Il solo PV5 ha già totalizzato 8.500 unità vendute a livello globale, con un target fissato a 54 mila esemplari nel corso del 2026. Per un modello praticamente all’inizio della sua carriera commerciale, non è poco.
In fiera si respirava anche una certa fiducia da parte degli operatori del settore. Probabilmente perché il mercato dei commerciali elettrici sta entrando in una fase nuova: non basta più promettere sostenibilità, servono prodotti credibili, modulari e realmente utilizzabili nel lavoro quotidiano.

Da questo punto di vista il riconoscimento “Van of the Year 2026”, consegnato al management Kia proprio durante la manifestazione milanese, sembra arrivato al momento giusto. E osservando il PV5 da vicino, si capisce perché abbia convinto così rapidamente giornalisti e professionisti del settore.
Kia, insomma, non è tornata nei veicoli commerciali per occupare uno spazio marginale. È tornata per giocare una partita importante. E questa volta sembra avere le idee molto chiare.




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